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Dalle vette agli abissi, come cambia il nostro respiro

Risulta abbastanza chiaro che i benefici dell’altura sono tali solo se l’altitudine scelta per l’allenamento è notevole. Allenarsi a 3000 metri è molto più interessante che allenarsi a 1800 m. Il problema è che aumentano anche i rischi. Anche per il subacqueo si possono verificare dei problemi di natura fisiologica: alcune difficoltà sono dovute ai processi respiratori che si possono manifestare in qualunque momento, sia per un’adeguata alimentazione dell’ossigeno che per un’altrettanta inadeguata eliminazione di anidride carbonica da parte delle cellule dei tessuti. Fortunatamente il subacqueo dispone di normali riserve fisiologiche per adattarsi alle trasformazioni dell’ambiente.

Relatori: Umberto Pelizzari subacqueo, docente Medicina Subacquea e Iperbarica Scuola Normale Superiore Pisa; Simone Moro alpinista; Gianfranco Parati Dipartimento Cardiologico, Istituto Auxologico Italiano Milano, Bicocca; Maurizio Schiavon Medicina dello Sport e Attività Motorie, Padova; Luca Torcello neurochirurgo, Humanitas Gavazzeni, Bergamo
Moderatori: Giuseppe Chiesa chirurgo toracico; Ettore Vitali cardiochirurgo, Humanitas Gavazzeni, Bergamo
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